A stadi chiusi, a concerti chiusi. Con il mondo degli eventi in ginocchio causa ordinanze sanitarie Luca Stecchi, in questi giorni a Roma per parlare di musica con Peppe Vessicchio, ricorda il mitico concerto di Madonna a Torino nel 1987 facendo parlare in prima persona una fan del tempo.

A 17 anni si vivono le emozioni intensamente, quasi venendone fagocitati.Avevo preso il biglietto di un concerto che avrebbe segnato la storia. Il 4 Settembre del 1987 Torino si apprestava a ospitare allo Stadio Comunale, una Star di fama mondiale: Madonna.Era il mio primo concerto in assoluto; avevo impegnato una bella parte della mia paghetta.Avevo provato e riprovato gli abiti da indossare (ne avevo comprati di nuovi in verità), per poter essere al meglio.

Non sapevo le canzoni a memoria ma ne ballavo i ritmi tra le quattro mura della mia stanza per prepararmi a quella serata così misteriosa e affascinante. 

Ho ancora la gonna bianca corta e la camicia fantasia che indossati. Sono chiuse in un cassetto ma se annuso i tessuti sento ancora i profumi di migliaia di persone, all’interno dello stadio, in attesa.Sono partita da casa a piedi, direzione la piazza del paese, dove mi aspettava un mio amico che avrebbe guidato fino a Torino. Ricordo che, lasciata la macchina, abbiamo preso un autobus diretto allo Stadio Comunale. 

Per me, giovane e inesperta ragazzina, tutto era spettacolare, a partire da questa grande città con il suo caos e la sua magnificenza. Lo stadio poi, un grande alveare brulicante colori e visi. Eravamo seduti sugli spalti, vicino ad altri ragazzi smaniosi che arrivasse l ‘ora di inizio.Di colpo il buio, il silenzio e poi una piccola luce distante che faceva da corona a Lei: Madonna!Fragori di urla e applausi e all’ unisono il suo nome in una ovazione quasi mistica. 

Ricordo le sue frasi per rompere il ghiaccio con questo pubblico piemontese e non.”Come state? Bene? Anchioooooo. Siete caldi? Anchioooooo”. 

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